Si può vincere. Davvero.
Marco Pomar
L’entusiasmo seguito alla candidatura di Rita Borsellino alle primarie dell’Unione per la scelta del candidato presidente della regione siciliana, è forte e tangibile.
La statura di Rita, il suo carisma, il suo collocarsi al di fuori degli stanchi, e stancanti, apparati di partito, e al contrario il suo concreto impegno negli anni per una Sicilia migliore, più pulita e meno contigua con l’affarismo di ogni specie, hanno prodotto una rinnovata voglia di impegno, personale e collettivo.
Centinaia di comitati spontanei sono sorti, e rappresentano la vera forza di una possibile svolta.
C’è chi dice che la candidatura di Rita, e la reazione entusiastica della gente, insieme, aggiungo io, alla reazione scomposta e arrogante del blocco di potere del centro destra, rappresenti la sconfitta della politica attiva, in Sicilia e forse non soltanto.
Io credo che in questo caso Rita abbia assunto il ruolo del medico che certifica il decesso di questo modo di fare politica, e non soltanto a destra purtroppo, nella nostra regione.
Per anni si è scelto di seguire la destra sul proprio terreno, nell’illusione che per vincere si dovesse a loro somigliare. Così sono nati i piccoli cuffarini di sinistra, le piccole storie squallide di voto di scambio, ma uno scambio mai all’altezza dei professionisti del centro destra, peraltro, le preoccupanti contiguità con pezzi di mafia, buone a garantirsi, se non la vittoria della propria parte politica, almeno un seggio sicuro.
Possibile che non ci fosse un politico nel centro sinistra in grado di suscitare simili entusiasmi, di rappresentare per la propria storia un impegno fattivo nella lotta al crimine organizzato in ogni sua forma?
In verità qualcuno c’era: Claudio Fava.
Ma il suo stesso partito ha provveduto a tagliarlo fuori dai giochi, a dispetto della clamorosa messe di voti, circa settantamila più del potente Latteri, raccolta alle ultime elezioni europee.
Allora i partiti del centro sinistra hanno dovuto prendere atto, alcuni subito, i più lenti lo faranno dopo le primarie, che solo Rita Borsellino oggi può farci sognare di mandare a casa i loschi detentori attuali del potere, questa sorta di ala “moderata” di Cosa Nostra che è diventata oggi l’UDC in Sicilia.
Epperò l’impresa è ancora lunga, irta di ostacoli, identificabili più nella cervellotica capacità del centro sinistra di distruggere la tela fatta, che non nei manifesti inneggianti allo schifo della mafia, composti dai creativi di palazzo d’orleans con i soldi pubblici.
All’indomani delle primarie del 4 dicembre bisognerà vedere come ricomporre un’armonia tra un pezzo della Margherita e il resto del centro sinistra, se e come il risultato numerico della competizione interna influirà sugli umori instabili dei dirigenti di partito, se la futura campagna elettorale verrà davvero vissuta come una concreta possibilità di svolta.
E’ vero infatti, che le primarie non vengono ancora percepite, neppure da chi le organizza, con lo spirito sereno utile per capire quale dei due candidati abbia le maggiori chance di vittoria finale. O passerella e consacrazione popolare (Prodi), o ricerca di numeri e spicchi di influenza (Bertinotti, ma anche Mastella, Pecoraro..), oppure scontro all’ultimo sangue e guai ai vinti (Latteri – Borsellino).
Il nemico sta altrove, ragazzi, non dimentichiamolo!
Tornando alle cose di casa nostra: si vincono le elezioni, e dio sa se ci ricapiterà un’occasione del genere, se si danno segnali di vera svolta a partire dalla campagna elettorale. Si è parlato di laboratori aperti, tematici e geografici, per la stesura comune del programma, di vero coinvolgimento a tutti i livelli, della gente, di queste migliaia di cittadini che ritengono di potere influire sul voto questa volta, di non essere contattati solo in quanto numero, ma in quanto persone, individui, istanze e obisogni collettivi.
Si farà davvero tutto ciò?
E’ indubbio che una persona come Rita voglia farlo davvero. Altrimenti non si sarebbe imbarcata per la prima volta in un’avventura del genere.
La vera domanda è se gli si sarà lasciato campo libero nel fare ciò, se i partiti consentiranno un simile stravolgimento delle loro regole, così poco abituati a sentire la gente, a renderla realmente partecipe dei processi decisionali.
Si vince se la percezione attuale, quella di una discontinuità, come dice Rita, con le logiche attuali, verrà mantenuta da qui a Marzo.
O prima, se il governatore, fiutando l’aria che tira, dovesse togliere prima il disturbo.
L’entusiasmo seguito alla candidatura di Rita Borsellino alle primarie dell’Unione per la scelta del candidato presidente della regione siciliana, è forte e tangibile.
La statura di Rita, il suo carisma, il suo collocarsi al di fuori degli stanchi, e stancanti, apparati di partito, e al contrario il suo concreto impegno negli anni per una Sicilia migliore, più pulita e meno contigua con l’affarismo di ogni specie, hanno prodotto una rinnovata voglia di impegno, personale e collettivo.
Centinaia di comitati spontanei sono sorti, e rappresentano la vera forza di una possibile svolta.
C’è chi dice che la candidatura di Rita, e la reazione entusiastica della gente, insieme, aggiungo io, alla reazione scomposta e arrogante del blocco di potere del centro destra, rappresenti la sconfitta della politica attiva, in Sicilia e forse non soltanto.
Io credo che in questo caso Rita abbia assunto il ruolo del medico che certifica il decesso di questo modo di fare politica, e non soltanto a destra purtroppo, nella nostra regione.
Per anni si è scelto di seguire la destra sul proprio terreno, nell’illusione che per vincere si dovesse a loro somigliare. Così sono nati i piccoli cuffarini di sinistra, le piccole storie squallide di voto di scambio, ma uno scambio mai all’altezza dei professionisti del centro destra, peraltro, le preoccupanti contiguità con pezzi di mafia, buone a garantirsi, se non la vittoria della propria parte politica, almeno un seggio sicuro.
Possibile che non ci fosse un politico nel centro sinistra in grado di suscitare simili entusiasmi, di rappresentare per la propria storia un impegno fattivo nella lotta al crimine organizzato in ogni sua forma?
In verità qualcuno c’era: Claudio Fava.
Ma il suo stesso partito ha provveduto a tagliarlo fuori dai giochi, a dispetto della clamorosa messe di voti, circa settantamila più del potente Latteri, raccolta alle ultime elezioni europee.
Allora i partiti del centro sinistra hanno dovuto prendere atto, alcuni subito, i più lenti lo faranno dopo le primarie, che solo Rita Borsellino oggi può farci sognare di mandare a casa i loschi detentori attuali del potere, questa sorta di ala “moderata” di Cosa Nostra che è diventata oggi l’UDC in Sicilia.
Epperò l’impresa è ancora lunga, irta di ostacoli, identificabili più nella cervellotica capacità del centro sinistra di distruggere la tela fatta, che non nei manifesti inneggianti allo schifo della mafia, composti dai creativi di palazzo d’orleans con i soldi pubblici.
All’indomani delle primarie del 4 dicembre bisognerà vedere come ricomporre un’armonia tra un pezzo della Margherita e il resto del centro sinistra, se e come il risultato numerico della competizione interna influirà sugli umori instabili dei dirigenti di partito, se la futura campagna elettorale verrà davvero vissuta come una concreta possibilità di svolta.
E’ vero infatti, che le primarie non vengono ancora percepite, neppure da chi le organizza, con lo spirito sereno utile per capire quale dei due candidati abbia le maggiori chance di vittoria finale. O passerella e consacrazione popolare (Prodi), o ricerca di numeri e spicchi di influenza (Bertinotti, ma anche Mastella, Pecoraro..), oppure scontro all’ultimo sangue e guai ai vinti (Latteri – Borsellino).
Il nemico sta altrove, ragazzi, non dimentichiamolo!
Tornando alle cose di casa nostra: si vincono le elezioni, e dio sa se ci ricapiterà un’occasione del genere, se si danno segnali di vera svolta a partire dalla campagna elettorale. Si è parlato di laboratori aperti, tematici e geografici, per la stesura comune del programma, di vero coinvolgimento a tutti i livelli, della gente, di queste migliaia di cittadini che ritengono di potere influire sul voto questa volta, di non essere contattati solo in quanto numero, ma in quanto persone, individui, istanze e obisogni collettivi.
Si farà davvero tutto ciò?
E’ indubbio che una persona come Rita voglia farlo davvero. Altrimenti non si sarebbe imbarcata per la prima volta in un’avventura del genere.
La vera domanda è se gli si sarà lasciato campo libero nel fare ciò, se i partiti consentiranno un simile stravolgimento delle loro regole, così poco abituati a sentire la gente, a renderla realmente partecipe dei processi decisionali.
Si vince se la percezione attuale, quella di una discontinuità, come dice Rita, con le logiche attuali, verrà mantenuta da qui a Marzo.
O prima, se il governatore, fiutando l’aria che tira, dovesse togliere prima il disturbo.

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