Il voto a Rita Borsellino
Credo che noi siciliani dobbiamo essere ancora una volta grati a Rita Borsellino per la disponibilità ad accettare la candidatura per le consultazioni primarie, mirate alla scelta del candidato Presidente della Regione Siciliana per la coalizione dell’Unione, in occasione delle prossime elezioni regionali.
Questa sua disponibilità, su cui investe in pieno anche una parte rappresentativa dell’associazionismo e del volontariato vicino alle sensibilità dei siciliani, è coerente senza dubbio alla dedizione che Rita Borsellino ha profuso in maniera disinteressata nel lavoro di promozione culturale di contrasto alla mafia e al malaffare, rivestendo anche la responsabilità di vice presidente nazionale del raggruppamento di associazioni e cittadini riuniti sotto la sigla di Libera.
Proprio questo suo rappresentare la prospettiva dei cittadini comuni o organizzati in associazioni, la semplicità di sapere impegnarsi come donna e professionista, deve rafforzare la convinzione in tutti noi che la sua è una candidatura di forte carica morale, avulsa dagli opportunismi, dai personalismi e lontana dalla politica mestierante.
La forza di questa candidatura è contrassegnata dal suo essere diametralmente opposta alle candidature dei navigati addetti ai lavori, conoscitori sì di una ‘macchina amministrativa’ ma gestita a fini autoreferenziali o per la conservazione di ridicoli piccoli poteri dei pochi, ossia di quei personaggi politici spesso organicamente legati ai poteri palesi e occulti della criminalità organizzata.
Asfittica, rinunciataria e della gestione del giorno per giorno è stata la politica delle classi dirigenti che avanzano altre candidature, le stesse classi dirigenti che di moderato hanno solo la volontà di amministrare con criteri di legalità.
Alle accuse di debolezza della presunta ‘magnifica minoranza’ che qualcuno comincerà a lanciare, risponderei che l’unica possibilità di vittoria dell’Unione passa invece proprio dalla ‘capacità di osare’, dal proporre chi saprà programmare un futuro di netta discontinuità con il passato e chi quotidianamente è abituata a fare scelte di campo anche da prospettive diverse.
La probabilità, infatti, di avere un presidente dell’Unione sarà offerta dalla possibilità che i cittadini scelgano una candidatura alla guida del governo della Regione che sia percepita come di alto respiro morale, partecipata dal basso, connotata da senso delle istituzioni democratiche e soprattutto supportata da una squadra di assessori esperti e da una maggioranza di deputati scelti secondo criteri di rappresentanza sia dei punti di criticità della Sicilia che della capacità di progettare a lunga scadenza. Rita Borsellino non è solo la sorella di Paolo. La sua storia e la sua attività testimoniano la volontà, credo a cui non avrebbe mai prima pensato, di una cittadina siciliana che vuole spendersi gratuitamente per l’Unione, che vuole continuare a impegnarsi non solo per il definitivo affrancarsi dal giogo della mafia, ma per l’affermazione di un’altra identità culturale siciliana che voglia contrapporre al misero e diffuso senso di appagamento nell’ottenimento del privilegio, la serenità della crescita nel benessere e di un’equa amministrazione dei diritti.
Questa candidatura deve rappresentare gli obiettivi di uno sviluppo solidale e del lavoro, la possibilità di stare bene insieme innovando politiche di convivenza comune per tutti donne con uomini, bambini con anziani, studenti con immigrati, pubblici dipendenti con imprenditori, realizzando in definitiva la piena applicazione di politiche di uguaglianza sostanziale.
Il programma che chiediamo a Rita Borsellino candidato Presidente dovrebbe finalmente garantire uguali opportunità per chiunque viva in Sicilia, si dovrebbe distinguere per la capacità di governare senza le emergenze che eludono le regole di legalità e aiutano gli ‘amici dei manovratori’, per un armonico utilizzo delle risorse della terra e delle testimonianze del passato, per un’articolata, diffusa e gratuita offerta di opportunità del conoscere e del sapere. La candidatura di Rita Borsellino infine, rafforza la pratica delle primarie come metodo di scelta dal basso degli elettori dell’Unione testimoniata dal successo dell’esperienza di poche settimane passate.
Alquanto stridente col metodo di scelta dal basso appare, al riguardo, rivendicare il diritto di candidare il Prof. Latteri da parte del leader della Margherita, facendolo derivare da un altro metodo e in contraddizione col primo ovvero quello della spartizione promessa all’interno della ristretta cerchia dei partiti, finalizzata solo alla ricollocazione di ceto politico, pratica che con l’elezione dal basso non c’entra nulla.
Nicola Sinopoli, socio di Palermo Anno Uno Onlus

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