22.11.05

Ancora all'attacco i ladri di futuro in Sicilia

Fulvio Vassallo Paleologo

Le reazioni scomposte dei rappresentanti della Casa delle libertà in Sicilia dopo la candidatura di Rita Borsellino alle primarie dell’Unione e dopo l’ondata di arresti che sta facendo emergere la cupola politico-mafiosa che governa vaste zone della Sicilia, dimostrano come il ripristino della legalità possa mettere in crisi un consolidato sistema di potere basato sulla logica dello scambio elettorale e del favore clientelare. A livello nazionale è ripartito l’attacco ai magistrati e si torna a parlare di giustizialismo. Ma è altrettanto pericolosa la “campagna acquisti” che viene pubblicizzata attraverso i manifesti, offrendo ai siciliani una prospettiva di futuro, che nell’immediato dipenderebbe dall’adesione a pagamento ad una formazione politica di centro-destra. Sotto questo tentativo di reclutamento si cela la mancanza di un radicamento sociale che sia diverso dai comitati di affari ed una concezione della politica basata sullo scambio e sull’asservimento, magari in vista di una promozione o di un posto di lavoro.
E’ questa la logica ben rappresentata dal film “La mafia è bianca” che tanto ha indispettito il Presidente Cuffaro ed i suoi uomini. Si parla tanto della presenza di alcuni magistrati alla proiezione del film, ma è sfuggito a tutti che alla stessa proiezione erano presenti alcuni personaggi ritratti nel film, uno dei quali dopo essere stato riconosciuto si è dato ad una fuga precipitosa. Altri più cauti restano ancora nell’ombra ma sono già pronti a saltare sul carro del vincitore, come al solito. E’ questo oggi il problema più grave che dobbiamo affrontare in Sicilia. Bisogna chiudere ogni possibilità di trasformismo politico, strumento utilizzato da sempre dalla mafia per garantire il proprio potere a dispetto di qualunque istanza di cambiamento.
La forte permeabilità della società siciliana rispetto ad uomini ed a sistemi di governo di stampo affaristico-clientelare, diffusi dovunque, nel sistema imprenditoriale, nelle aziende sanitarie, nell’università, in tutti gli uffici pubblici. Tra la cultura della clientela e la mentalità mafiosa non c’è soluzione i continuità ed entrambe si alimentano a vicenda. La “mafiosità” crea lo spazio di consenso tacito, l’omertà necessaria, i patti segreti perché le azioni criminali si propaghino indisturbate, dentro e fuori le istituzioni. Chi rimane fuori da queste logiche subisce oggi una esclusione durissima. Non si rubano solo denaro e incarichi di potere, ma si sottraggono occasioni di crescita nella legalità e di inserimento per molti giovani, costretti a piegarsi ( magari a pagamento) o ad emigrare. E’ sempre più forte infatti il flusso di giovani, anche diplomati o laureati, che non riescono a trovare uno sbocco lavorativo perché non vogliono “appartenere” a nessuno e dunque per questa ragione sono costretti ad emigrare, a lasciare la loro terra, gli affetti più cari, la speranza di una Sicilia migliore.
Per risolvere questi problemi occorre una discontinuità forte nel governo della regione.
Speriamo che tutti coloro che si rendono conto del degrado sociale della nostra terra e di questa vera e propria tragedia dell’emigrazione giovanile sappiano rialzare la testa e raccogliere le energie necessarie per imprimere una svolta netta rispetto al passato, a partire dalle prossime primarie, per restituire dignità e legalità ai siciliani in una prospettiva di convivenza civile, di solidarietà e di sviluppo sostenibile.