29.11.05

Evviva la democrazia

Mimmo Donzelli, Comitato V Circoscrizione Rita Presidente

Per il seguente commento mio non mi hanno fatto iscrivere al forum de la Margherita:

Leoluca Orlando ha fatto molto per la democrazia in Sicilia conosce bene le problematiche del territorio siciliano e e sa bene che appoggiare la Borsellino significherebbe una svolta seria alla legalità e alla trasparenza nella politica siciliana, conquisterebbe la fiducia di molti siciliani per l'impegno sociale e morale finora svolta dalla Borsellino.
Quindi la candidatura della Rita Borsellino sarebbe una vittoria sicura. Qualcuno non faccia come altri che decidono dove mettere le macchine, tu qua lui la ecc.
Lasci decidere i siciliani.

25.11.05

Si può vincere. Davvero.

Marco Pomar

L’entusiasmo seguito alla candidatura di Rita Borsellino alle primarie dell’Unione per la scelta del candidato presidente della regione siciliana, è forte e tangibile.
La statura di Rita, il suo carisma, il suo collocarsi al di fuori degli stanchi, e stancanti, apparati di partito, e al contrario il suo concreto impegno negli anni per una Sicilia migliore, più pulita e meno contigua con l’affarismo di ogni specie, hanno prodotto una rinnovata voglia di impegno, personale e collettivo.
Centinaia di comitati spontanei sono sorti, e rappresentano la vera forza di una possibile svolta.
C’è chi dice che la candidatura di Rita, e la reazione entusiastica della gente, insieme, aggiungo io, alla reazione scomposta e arrogante del blocco di potere del centro destra, rappresenti la sconfitta della politica attiva, in Sicilia e forse non soltanto.
Io credo che in questo caso Rita abbia assunto il ruolo del medico che certifica il decesso di questo modo di fare politica, e non soltanto a destra purtroppo, nella nostra regione.
Per anni si è scelto di seguire la destra sul proprio terreno, nell’illusione che per vincere si dovesse a loro somigliare. Così sono nati i piccoli cuffarini di sinistra, le piccole storie squallide di voto di scambio, ma uno scambio mai all’altezza dei professionisti del centro destra, peraltro, le preoccupanti contiguità con pezzi di mafia, buone a garantirsi, se non la vittoria della propria parte politica, almeno un seggio sicuro.
Possibile che non ci fosse un politico nel centro sinistra in grado di suscitare simili entusiasmi, di rappresentare per la propria storia un impegno fattivo nella lotta al crimine organizzato in ogni sua forma?
In verità qualcuno c’era: Claudio Fava.
Ma il suo stesso partito ha provveduto a tagliarlo fuori dai giochi, a dispetto della clamorosa messe di voti, circa settantamila più del potente Latteri, raccolta alle ultime elezioni europee.
Allora i partiti del centro sinistra hanno dovuto prendere atto, alcuni subito, i più lenti lo faranno dopo le primarie, che solo Rita Borsellino oggi può farci sognare di mandare a casa i loschi detentori attuali del potere, questa sorta di ala “moderata” di Cosa Nostra che è diventata oggi l’UDC in Sicilia.
Epperò l’impresa è ancora lunga, irta di ostacoli, identificabili più nella cervellotica capacità del centro sinistra di distruggere la tela fatta, che non nei manifesti inneggianti allo schifo della mafia, composti dai creativi di palazzo d’orleans con i soldi pubblici.
All’indomani delle primarie del 4 dicembre bisognerà vedere come ricomporre un’armonia tra un pezzo della Margherita e il resto del centro sinistra, se e come il risultato numerico della competizione interna influirà sugli umori instabili dei dirigenti di partito, se la futura campagna elettorale verrà davvero vissuta come una concreta possibilità di svolta.
E’ vero infatti, che le primarie non vengono ancora percepite, neppure da chi le organizza, con lo spirito sereno utile per capire quale dei due candidati abbia le maggiori chance di vittoria finale. O passerella e consacrazione popolare (Prodi), o ricerca di numeri e spicchi di influenza (Bertinotti, ma anche Mastella, Pecoraro..), oppure scontro all’ultimo sangue e guai ai vinti (Latteri – Borsellino).
Il nemico sta altrove, ragazzi, non dimentichiamolo!
Tornando alle cose di casa nostra: si vincono le elezioni, e dio sa se ci ricapiterà un’occasione del genere, se si danno segnali di vera svolta a partire dalla campagna elettorale. Si è parlato di laboratori aperti, tematici e geografici, per la stesura comune del programma, di vero coinvolgimento a tutti i livelli, della gente, di queste migliaia di cittadini che ritengono di potere influire sul voto questa volta, di non essere contattati solo in quanto numero, ma in quanto persone, individui, istanze e obisogni collettivi.
Si farà davvero tutto ciò?
E’ indubbio che una persona come Rita voglia farlo davvero. Altrimenti non si sarebbe imbarcata per la prima volta in un’avventura del genere.
La vera domanda è se gli si sarà lasciato campo libero nel fare ciò, se i partiti consentiranno un simile stravolgimento delle loro regole, così poco abituati a sentire la gente, a renderla realmente partecipe dei processi decisionali.
Si vince se la percezione attuale, quella di una discontinuità, come dice Rita, con le logiche attuali, verrà mantenuta da qui a Marzo.
O prima, se il governatore, fiutando l’aria che tira, dovesse togliere prima il disturbo.

22.11.05

Ancora all'attacco i ladri di futuro in Sicilia

Fulvio Vassallo Paleologo

Le reazioni scomposte dei rappresentanti della Casa delle libertà in Sicilia dopo la candidatura di Rita Borsellino alle primarie dell’Unione e dopo l’ondata di arresti che sta facendo emergere la cupola politico-mafiosa che governa vaste zone della Sicilia, dimostrano come il ripristino della legalità possa mettere in crisi un consolidato sistema di potere basato sulla logica dello scambio elettorale e del favore clientelare. A livello nazionale è ripartito l’attacco ai magistrati e si torna a parlare di giustizialismo. Ma è altrettanto pericolosa la “campagna acquisti” che viene pubblicizzata attraverso i manifesti, offrendo ai siciliani una prospettiva di futuro, che nell’immediato dipenderebbe dall’adesione a pagamento ad una formazione politica di centro-destra. Sotto questo tentativo di reclutamento si cela la mancanza di un radicamento sociale che sia diverso dai comitati di affari ed una concezione della politica basata sullo scambio e sull’asservimento, magari in vista di una promozione o di un posto di lavoro.
E’ questa la logica ben rappresentata dal film “La mafia è bianca” che tanto ha indispettito il Presidente Cuffaro ed i suoi uomini. Si parla tanto della presenza di alcuni magistrati alla proiezione del film, ma è sfuggito a tutti che alla stessa proiezione erano presenti alcuni personaggi ritratti nel film, uno dei quali dopo essere stato riconosciuto si è dato ad una fuga precipitosa. Altri più cauti restano ancora nell’ombra ma sono già pronti a saltare sul carro del vincitore, come al solito. E’ questo oggi il problema più grave che dobbiamo affrontare in Sicilia. Bisogna chiudere ogni possibilità di trasformismo politico, strumento utilizzato da sempre dalla mafia per garantire il proprio potere a dispetto di qualunque istanza di cambiamento.
La forte permeabilità della società siciliana rispetto ad uomini ed a sistemi di governo di stampo affaristico-clientelare, diffusi dovunque, nel sistema imprenditoriale, nelle aziende sanitarie, nell’università, in tutti gli uffici pubblici. Tra la cultura della clientela e la mentalità mafiosa non c’è soluzione i continuità ed entrambe si alimentano a vicenda. La “mafiosità” crea lo spazio di consenso tacito, l’omertà necessaria, i patti segreti perché le azioni criminali si propaghino indisturbate, dentro e fuori le istituzioni. Chi rimane fuori da queste logiche subisce oggi una esclusione durissima. Non si rubano solo denaro e incarichi di potere, ma si sottraggono occasioni di crescita nella legalità e di inserimento per molti giovani, costretti a piegarsi ( magari a pagamento) o ad emigrare. E’ sempre più forte infatti il flusso di giovani, anche diplomati o laureati, che non riescono a trovare uno sbocco lavorativo perché non vogliono “appartenere” a nessuno e dunque per questa ragione sono costretti ad emigrare, a lasciare la loro terra, gli affetti più cari, la speranza di una Sicilia migliore.
Per risolvere questi problemi occorre una discontinuità forte nel governo della regione.
Speriamo che tutti coloro che si rendono conto del degrado sociale della nostra terra e di questa vera e propria tragedia dell’emigrazione giovanile sappiano rialzare la testa e raccogliere le energie necessarie per imprimere una svolta netta rispetto al passato, a partire dalle prossime primarie, per restituire dignità e legalità ai siciliani in una prospettiva di convivenza civile, di solidarietà e di sviluppo sostenibile.

21.11.05

La candidatura di Rita Borsellino

Salvatore Petrucci

La candidatura di Rita Borsellino alla primaria dell’Unione per la scelta del concorrente a presidente della Regione siciliana, si pone all’inizio di un periodo elettorale denso e rilevante.
Il prossimo anno, ormai alle porte, si rinnoveranno il Parlamento regionale e quello nazionale; in seguito il Consiglio comunale di Palermo. Senza dimenticare un’altro appuntamento di vitale importanza per la nostra Repubblica: il referendum (non) confermativo della c.d. devolution.
Sul significato della candidatura, qualche giorno addietro si è espresso,tra gli altri, Nicola Sinopoli.
Dopo aver individuato le ragioni strategiche della candidatura - nel senso di una opzione di vera discontinuità col passato che la figura e l’opera di Rita rappresentano - Nicola formulava un auspicio che ha il significato di un suggerimento di altissimo profilo programmatico.
“Questa candidatura – ha scritto - deve rappresentare gli obiettivi di uno sviluppo solidale e del lavoro, la possibilità di stare bene insieme, innovando politiche di convivenza comune per tutti, donne con uomini, bambini con anziani, studenti con immigrati, pubblici dipendenti con imprenditori, realizzando in definitiva la piena applicazione di politiche di uguaglianza sostanziale.
Il profondo respiro di concordia civile, tra l’altro quale funzione propulsiva, che traspare dalle frasi di Nicola, si scontra con quella strisciante, dispendiosa, spesso immorale guerriciattola civile che è oggi la politica. Infima qualità della politica, dunque, che sarebbe però errato attribuire solo agli ultimi anni, al centrodestra, ai suoi capi.
Certo, lo sconcertante novum costituito da Berlusconi e da tutto ciò che con lui ed intorno a lui si è mosso ed aggregato, ha la sua parte, ma sarebbe parziale attribuirgliene l’esclusivo demerito.
Per il vero, l’epoca del berlusconismo si inserisce in un mutamento generale che ha travolto vecchie strutture politiche e sociali, soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino. Un’ epoca nella quale il capitalismo ha avuto mani libere, ed invece di evolvere verso frontiere più democratiche, ha accentuato la sua intrinseca violenza, ha radicalizzato le sue crisi, appesantendo – come ha scritto Umberto Santino in “Oltre la legalità” - il suo dominio, concentrando le ricchezze in mani di pochi e approfondendo squilibri territoriali e divari sociali, rilanciando l’economia di guerra, alimentando speculazioni, mafie ed illegalità.
Non può tuttavia sottacersi la responsabilità della pratica dei partiti, indaffarati in tutt’altro che a provvedere ai veri bisogni della polis.
La politica, scientia et sapientia, è diventata lo “studio” della occupazione dei posti di potere, anche del più piccolo che però serve a garantire consenso elettorale e perpetuazione di carriere individuali. Queste hanno, all’interno delle dinamiche del ceto politico, la loro massima, quotidiana occupazione. A scapito ovviamente dell’interesse collettivo, della Politica, della tenuta del sistema democratico che ha appunto nella tendenza al particolarismo e, vorrei dire, al bieco relativismo, il suo punto debole e degenerato.
Questo turpe particolarismo, che ha perso di vista i fini tipici dello Stato democratico e dell’amministrazione della cosa pubblica, ha consentito la costituzione di blocchi sociali, di clan - non solo mafiosi - che si muovono per modelli di illegalità sistemica. Tale illegalità, ad ampio raggio, ha coinvolto pure le strutture portanti della Repubblica, tanto che si parla di illegalità istituzionale. E non potrebbe meglio definirsi quel sistema, quel modus operandi che attenta di fatto ai principi fondamentali e allo spirito della Costituzione repubblicana, seppure si serve di strumenti solo formalmente legittimi. La sostanza è tutt’altra! A cominciare dai ben noti interessi monopolistici di chi è a capo del governo, a finire allo scivolamento nella monocrazia. Un tale sistema di occupazione e di sviamento delle istituzioni, di spregio dei valori e dei principi costituzionali, veri e propri presidi strutturali della democrazia, richiama la “cultura” mafiosa di disconoscimento dell’ordinamento repubblicano. E questa mi sembra la linea di commistione tra una certa cultura politica e la cultura mafiosa, ove si genera la loro convergenza di interessi.
La candidatura di Rita Borsellino fornisce l’occasione di rimettere in moto tutti i soggetti, anche all’interno dei partiti, che credono profondamente nel rinnovamento della politica, nel quadro della legalità costituzionale.
Per il vero, non si tratta solo di sostituire con un nuovo governo quello che attualmente (mal)governa. Si tratta di rimettere in moto un certo modo diverso di essere della società stessa, della politica, dello stare assieme. Di questo si tratta, in modo precipuo: disegnare ed attivare un modello di civiltà che soppianti la disgregazione civile verso cui ci ha condotto e ci porta ogni tipo di berlusconismo e di cuffarismo. Si tratta di ritessere le trame di una società democratica, dunque plurale e solidale, composta da uomini liberi e coscienti, specialmente dei propri diritti e dei propri doveri.
Un simile compito strategico, una tale missione ad alto contenuto etico e civile, non può essere demandato solo ai partiti, all’attuale associazionismo organizzato; né, d’altronde, sarebbe impegno contro i partiti di tradizione ed ispirazione democratiche. Ma un tale disegno, che dicevo è strategico, deve coinvolgere quanti più cittadini è possibile. Anche perché, il più grave danno che la politica partitane e politicante ha fatto, è quello di avere allontanato il popolo dalla polis, quello di non aver spinto i cittadini ad identificarsi indissolubilmente con istituzioni libere e democratiche, di non aver allargato il consenso verso i modelli civili e politici disegnati dalla lettera e dallo spirito della Costituzione del 1948. In definitiva, non si è radicata massicciamente la Repubblica Democratica (art. 1 Cost.).
Allo stato, non ho modelli da suggerire, ma sento fortissimo la necessità di agire ed organizzarsi per opporre intanto un fronte efficace alla decadenza e per ripartire nella edificazione di una convivenza, di una civiltà a misura della persona umana e del suo stare insieme da cittadini liberi e responsabili, non da sudditi.
Con questo spirito e con questa consapevolezza, mettiamocela tutta per Rita.

18.11.05

Dibattito con Latteri

La faccia a faccia con Rita e Latteri a RaiNews 24 è stato secondo me lunga e piatta. Rita ha avuto dei momenti di passione, ma in generale Diaco o come si chiama non ha fatto delle domande che potevano differenziare le posizioni.
Oppure sono tutti d'accordo di presentarsi buoni amici...
Personalmente preferisco Rita più battagliera.

5.11.05

Costituzione Comitato XX Settembre

Palermo, 5 novembre 2005

E’ costituito il Comitato “XX Settembre” per Rita Borsellino Presidente della Regione Siciliana.

Il comitato si ispira alle linee ideali e programmatiche espresse nel “Manifesto in 5 Punti” del maggio 2005 nel quale si riconoscono i componenti del comitato.
La costituzione dei comitati rappresenta la naturale prosecuzione delle iniziative già maturate, oltre che l’occasione di una partecipazione diretta che coinvolga il territorio in un processo capace di raggiungere settori più ampi della società, aggregando esperienze e competenze diverse. Funzione dei comitati sarà anche quella di supportare lo svolgimento partecipato e trasparente delle prossime consultazioni primarie.
E’ importante che il consenso per Rita Borsellino cresca giorno dopo giorno. In vista delle primarie del 20 novembre occorre dare forza a questa candidatura e motivare a un impegno diretto i siciliani che subiscono ogni giorno la mafia e le sue propaggini politico-clientelari.
Questa forma di partecipazione ampia e diffusa potrà contribuire alla formulazione di un programma aperto e condiviso che segni anche per questo una forte discontinuità con il passato.
Legalità, sviluppo sostenibile e crescita non sono valori inconciliabili e si possono affermare insieme in una prospettiva di civile convivenza. Attraverso la costituzione dei comitati è possibile quindi portare nei territori, nei quartieri, nei paesi, in tutta la Sicilia le proposte di cambiamento.

Marina Allotta, Marco Assennato, Rosalba Bellomare, Maria Adele Cipolla, Enrico Colajanni, Maurizio Guzzardo, Alberto Mangano, Jesse Marsh, Salvatore Petrucci, Marco Pomar, Leontine Regine, Maria Romano, Marco Siino, Nicola Sinopoli, Fulvio Vassallo Paleologo

3.11.05

Il voto a Rita Borsellino

Credo che noi siciliani dobbiamo essere ancora una volta grati a Rita Borsellino per la disponibilità ad accettare la candidatura per le consultazioni primarie, mirate alla scelta del candidato Presidente della Regione Siciliana per la coalizione dell’Unione, in occasione delle prossime elezioni regionali.
Questa sua disponibilità, su cui investe in pieno anche una parte rappresentativa dell’associazionismo e del volontariato vicino alle sensibilità dei siciliani, è coerente senza dubbio alla dedizione che Rita Borsellino ha profuso in maniera disinteressata nel lavoro di promozione culturale di contrasto alla mafia e al malaffare, rivestendo anche la responsabilità di vice presidente nazionale del raggruppamento di associazioni e cittadini riuniti sotto la sigla di Libera.
Proprio questo suo rappresentare la prospettiva dei cittadini comuni o organizzati in associazioni, la semplicità di sapere impegnarsi come donna e professionista, deve rafforzare la convinzione in tutti noi che la sua è una candidatura di forte carica morale, avulsa dagli opportunismi, dai personalismi e lontana dalla politica mestierante.
La forza di questa candidatura è contrassegnata dal suo essere diametralmente opposta alle candidature dei navigati addetti ai lavori, conoscitori sì di una ‘macchina amministrativa’ ma gestita a fini autoreferenziali o per la conservazione di ridicoli piccoli poteri dei pochi, ossia di quei personaggi politici spesso organicamente legati ai poteri palesi e occulti della criminalità organizzata.
Asfittica, rinunciataria e della gestione del giorno per giorno è stata la politica delle classi dirigenti che avanzano altre candidature, le stesse classi dirigenti che di moderato hanno solo la volontà di amministrare con criteri di legalità.
Alle accuse di debolezza della presunta ‘magnifica minoranza’ che qualcuno comincerà a lanciare, risponderei che l’unica possibilità di vittoria dell’Unione passa invece proprio dalla ‘capacità di osare’, dal proporre chi saprà programmare un futuro di netta discontinuità con il passato e chi quotidianamente è abituata a fare scelte di campo anche da prospettive diverse.
La probabilità, infatti, di avere un presidente dell’Unione sarà offerta dalla possibilità che i cittadini scelgano una candidatura alla guida del governo della Regione che sia percepita come di alto respiro morale, partecipata dal basso, connotata da senso delle istituzioni democratiche e soprattutto supportata da una squadra di assessori esperti e da una maggioranza di deputati scelti secondo criteri di rappresentanza sia dei punti di criticità della Sicilia che della capacità di progettare a lunga scadenza. Rita Borsellino non è solo la sorella di Paolo. La sua storia e la sua attività testimoniano la volontà, credo a cui non avrebbe mai prima pensato, di una cittadina siciliana che vuole spendersi gratuitamente per l’Unione, che vuole continuare a impegnarsi non solo per il definitivo affrancarsi dal giogo della mafia, ma per l’affermazione di un’altra identità culturale siciliana che voglia contrapporre al misero e diffuso senso di appagamento nell’ottenimento del privilegio, la serenità della crescita nel benessere e di un’equa amministrazione dei diritti.
Questa candidatura deve rappresentare gli obiettivi di uno sviluppo solidale e del lavoro, la possibilità di stare bene insieme innovando politiche di convivenza comune per tutti donne con uomini, bambini con anziani, studenti con immigrati, pubblici dipendenti con imprenditori, realizzando in definitiva la piena applicazione di politiche di uguaglianza sostanziale.
Il programma che chiediamo a Rita Borsellino candidato Presidente dovrebbe finalmente garantire uguali opportunità per chiunque viva in Sicilia, si dovrebbe distinguere per la capacità di governare senza le emergenze che eludono le regole di legalità e aiutano gli ‘amici dei manovratori’, per un armonico utilizzo delle risorse della terra e delle testimonianze del passato, per un’articolata, diffusa e gratuita offerta di opportunità del conoscere e del sapere. La candidatura di Rita Borsellino infine, rafforza la pratica delle primarie come metodo di scelta dal basso degli elettori dell’Unione testimoniata dal successo dell’esperienza di poche settimane passate.
Alquanto stridente col metodo di scelta dal basso appare, al riguardo, rivendicare il diritto di candidare il Prof. Latteri da parte del leader della Margherita, facendolo derivare da un altro metodo e in contraddizione col primo ovvero quello della spartizione promessa all’interno della ristretta cerchia dei partiti, finalizzata solo alla ricollocazione di ceto politico, pratica che con l’elezione dal basso non c’entra nulla.
Nicola Sinopoli, socio di Palermo Anno Uno Onlus